Strati di tela ad intreccio rado su un passante metallico.

Fibre di lino da un tessuto archeologico.

Tela in lana di età longobarda a trama coprente.

Parte interna (medulla) di una fibra di lana da un tessuto di età romana.

Fibre di cotone da un tessuto archeologico.

Fibre di lino ben conservate di un tessuto archeologico.

Impronte di scaglie di fibre di lana sui prodotti di corrosione del ferro.

Frammento di batavia (intreccio spigato) aderente a una placchetta longobarda.

Analisi di fibre e resti tessili

da scavi archeologici

La storia dell’abbigliamento e dei manufatti ottenuti intrecciando fibre di origine vegetale e animale si ricostruisce, oltre che attraverso l’esame delle fonti scritte e dell’iconografia, con l’analisi dei reperti recuperati nei contesti archeologici. Lo studio viene effettuato su materiali diversamente conservati (umidi, carbonizzati, essiccati, mineralizzati) e sulle impronte, in relazione al contesto di provenienza. Si tratta di resti delicati, spesso di difficile lettura, per i quali la complessità del recupero e della conservazione rende necessario affiancare i restauratori procedendo a caratterizzare le diverse tipologie di materiali organici, a valutare lo stato di conservazione e la leggibilità (ai fini espositivi) e a effettuare dei prelievi per successivi approfondimenti presso il laboratorio di analisi. Vengono rilevati i dati analitici (tipo di fibra impiegata, descrizione dell’armatura e degli altri parametri tessili) che, confrontati con quelli archeologici e storici, forniscono elementi utili per l’interpretazione dei manufatti e per una ricostruzione delle tecniche di lavorazione e delle mode. Nei corredi funerari, lo studio delle relazioni che intercorrono tra i materiali tessili e i supporti metallici permette una più puntuale ricostruzione di abiti, decorazioni e accessori e una migliore comprensione delle azioni che accompagnano il rito della sepoltura.